Con ironia e un po’ di leggerezza, Vèra, narra la storia di un gruppo giovani donne trevisane che a metà degli anni ‘70 hanno lottato per avere il contratto di lavoro.
Mina è una donna tacco dodici. Una cinquantenne che adora acquistare scarpe, soprattutto col tacco. Ogni volta che ne acquista un paio si sente in pace col mondo.
Ama il mare. Eterno movimento. Impeto. Calma.
Intraprende il suo viaggio da sola su una piccola barca, unica sua amica e confidente è la distesa blu e salata.
Moustapha, detto Tapha, un giovane senegalese, sta arrivando a Treviso da Lione per una breve vacanza. Dopo una serie di sfortunati eventi tra cui la legge Bossi-Fini, diventa clandestino e si ritrova a dormire alla stazione dei treni.
Arriva un momento nella vita di ogni persona in cui il raccontarsi diventa un'urgenza. Tante storie. Qualcuna a lieto fine, Qualcuna no.
La scrittura autobiografica e l'ascolto reciproco quali mezzi terapeutici attraverso cui potenziare la consapevolezza di sé, l'empatia, il riconoscimento di ciò che ci distingue.